Storie e Persone

Alfonso Rendano e “il terzo pedale”

Alfonso Rendano e “il terzo pedale”

“Tale la musica di Alfonso Rendano, che è da sperare ci sia presto donata o ridonata in decorosa stampa e in frequenti audizioni. Tale il volto della sua piccola Patria alla quale egli dalle grazie ammiranti di re e di principi, dalle accoglienze trionfali, di sale e teatri, volgeva pur sempre il nobile e umile cuore, con un fremito di desiderio, verso l’alpestre borgo ove si sònito dell’avita officina gli aveva prima scandito il ritmo a esprimere il canto infusogli da Dio nell’anima…”.

(Silvio Giannico, Potestà di Cosenza, 1937)

 

L’Enfant prodige, Alfonso Rendano, nato a Carolei (CS) il 5 Aprile del 1853, fu un concertista di fama internazionale. Tra i maestri che apprezzarono l’arte del compositore calabrese, Rossini, di cui trascrisse “Profond sommeil”, Thalberg, Auber, Liszt e il grande pianista Rubinstein, che aveva ascoltato un suo recital a Baden e che inserì in molti suoi concerti brani scritti da Rendano, come ad esempio la “Terza sonatina in stile antico“.

Per circa quindici anni svolse un’intensa attività musicale, dedicandosi soprattutto all’insegnamento presso il Conservatorio di Napoli, dove creò un “Istituto musicale”, poi a Roma.

Compose l’opera “Consuelo”, su libretto di Francesco Cimmino, tratto dal romanzo omonimo di George Sand. L’opera, rappresentata con successo al Teatro Vittorio Emanuele I di Torino, nel 1902, fu incisa nel 2005 dalla Bongiovanni, in due CD.

Ad Alfonso Rendano si deve l’invenzione del “pedale indipendente“, o “pedale Rendano“, che aumentava le risorse interpretative del pianoforte.

Tenne l’ultimo concerto a Roma, nel 1925, presso il Teatro Valle. La Capitale lo ricorda con una via dedicata nel quartiere Trieste-Salario, celebre per le vicende ambientatevi in un pamphlet diffuso a Roma nel 2004.

Il virtuosismo fine a se stesso è presente raramente nelle opere del compositore Alfonso Rendano, non si addice alla sua natura. Grande importanza rivestono, invece, la melodia e la varietà dei disegni ritmici e la vena arguta e bizzarra. Non a casao, Srisse di lui Ugo Fleres:

 

“Non rideva ch’io ricordi, ma sorrideva spesso nella vita e nella musica, che per lui era quasi la vita”.