Storie e Persone

Cosenza “La Dotta”

Cosenza “La Dotta”

Definita “La Dotta” e ”Atene della Calabria” per la sua vivace attività intellettuale, Cosenza ha formato i filosofi Bernardino Telesio e Tommaso Campanella, il musicista Alfonso Rendano, Francesco Saverio Salfi, lo scrittore Sertorio Quattromani, Lucrezia Della Valle, Diego Sandogal De Castro, Emanuela Sanseverino e l’umanista Aulo Giano Parrasio, fondatore dell’Accademia Cosentina, una delle più antiche d’Italia.

 

Tommaso Campanella visse a Cosenza, dove frequentò il collegio dei domenicani e i loro corsi di filosofia. Campanella individua in Cosenza un genius loci che rende possibile il felice connubio tra vita politica e culturale, come scrive ne “La città del Sole”, opera composta in carcere nel 1602.

Anche Bernardino Telesio, filosofo giusnaturalista del Cinquecento, definito da Bacone “il primo degli uomini nuovi”, sottrasse la filosofia al giogo del pensiero aristotelico, incoronandola con gli strumenti dell’esperienza e dell’osservazione. Il suo trattato De rerum natura justa propria principia, centra la ricerca filosofica nella realtà molecolare delle cose, per risalire all’unità corpuscolare che accomuna la genìa degli uomini a tutte le espressioni del Creato, anticipando di secoli la teoria quantistica.

Lo scrittore e pittore Alberto Savino, nel 1948 scrive: “Nella Cattedrale di Cosenza Tommaso Campanella passò una notte intera a colloquio con il cadavere di Bernardino Telesio. Questo colloquio notturno, nella tenebrosa vastità della chiesa, fra un filosofo vivo e un filosofo morto, è uno degli episodi più drammatici e assieme più commoventi che io conosca. Quanto amore, quanta venerazione di discepolo!“.

Senza tacere di Francesco Saverio Salfi, artista eclettico e illuminato alla scuola di Voltaire. Una matrice identica che anticipa punti cardine della ricerca esistenziale e psicanalitica, in cui l’inconscio collettivo è pensiero anticipatore che fuga ogni dubbio sulla corale, circolare appartenenza dell’umanità alla totalità.

In chiave di apertura e accoglienza culturale, anche la prestigiosa menorah, il candelabro sacro della religione ebraica, che la storia mista a leggenda vuole sepolto, unitamente al Tesoro di Alarico, alla confluenza del Crati col Busento, diventa emblema di dialogo tra i popoli.

La storia non può ignorare che da Cosenza passa anche la “via invisibile” segnata dai Crociati di ritorno a Roma: nell’impossibilità di attraversare lo Ionio, infestato dai saraceni, Federico II risalì la penisola lasciando importanti tracce architettoniche del proprio passaggio, come, nel caso di Cosenza, un ampliamento del Castello Svevo e un intervento sulla Cattedrale.

In quest’ultima è custodita l’effige della Patrona di Cosenza: la Madonna del Pilerio, che è anche Madonna Nera, a testimoniare ancora una volta la sintesi tra culture diverse, icona che traduce il tratto universale della religiosità.

Questo passato glorioso trova apertura e continuità nel presente, nella ricerca continua di quel discernimento che garantisce autonomia e criticismo di pensiero.