Idee

Residenze 2018

Residenze 2018

Sessione VII (1- 5 Ottobre)

Il progetto BoCS Art propone a latere delle Residenze Artistiche del curatore Giacinto Di Pietrantonio una iniziativa breve ma assai interessante volta non solo ad accendere i riflettori su un’arte speciale quale la fotografia stenopeica e sulle opportunità di studio che essa offre sulla città, ma anche a ricordare le attività ed i progetti di uno tra i principali studiosi cosentini della materia, Luigi Cipparrone che sognava una residenza di stenopeici a Cosenza e del quale il Musif di Senigallia conserva alcune opere”. 

I fotografi, di fama nazionale e internazionale, dall’1 al 5 Ottobre esploreranno la città con la loro “scatola” o macchina fotografica stenopeica restando ore davanti al soggetto da immortalare per far sì che la luce resti impressa sulla carta fotografica in un’era, quella del digitale, che spesso non consente di assaporare lo scorrere del tempo nell’atto fotografico. Numerose le ricerche che i fotografi hanno già avviato prima di arrivare a Cosenza e che confluiranno nei lavori artistici donati al Comune di Cosenza il giorno del finissage.

Al fine di consolidare il rapporto tra le attività dei BoCS Art e la cittadinanza, la residenza prevede alcuni workshop presso la sala convegni del BoCS Museum (in San Domenico), presso Villa Rendano e un convegno finale presso il Museo dei Brettii e degli Enotri in occasione del finissage Giovedì 4 Ottobre alle ore 17.

 

Note biografiche a cura di Carola Nicastro

 

Gli artisti

Sessione VI (13 – 25 Settembre)

Questa Residenza Artistica, curata da Giovanni ViceconteGiacinto Di Pietrantonio, ha selezionato artisti di provenienza e generazione differenti accomunati dall’attenzione al disegno. La scelta è stata fatta con l’intento di relazionarsi e dialogare con il Festival del Fumetto che si tiene a Cosenza. Negli ultimi anni – afferma Di Pietrantonio – sempre più artisti hanno manifestato attenzione a questo tipo di arte, tanto che alcuni di loro operano nei due campi espressivi del fumetto e della pura arte visiva. Ciò sottolinea un’idea di interdisciplinarietà e di abbattimento di confini sempre più necessari nei tempi liquidi in cui viviamo”.

 

In questa sessione di residenza ai BoCs Art sono  presenti gli artisti: Rebecca Agnes, Giulio Alvigini, Karin Andersen, Gabriele Arruzzo, Sabrina D’Alessandro, Francesco Fusi, Cristina Gardumi, Dario Guccio, Luca Matti, Elisa Mossa, Marco Pio Mucci,  Marco Pace, Gabriele Picco, Danilo Sciorilli.

La caratteristica poetica di ognuno di loro è quella di utilizzare il disegno come strumento di primaria espressione.

 

Note biografiche a cura di Carola Nicastro

 

Gli artisti

Sessione V (27 Agosto – 8 Settembre)

Residenza Artistica particolarmente significativa, in quanto avvia un importante gemellaggio tra Cosenza e la città di Kutaisi, in Georgia. Conosciamo gli artsiti all’opera nei BoCs Art

 

Note biografiche a cura di Natalia Pataridze

 

Gli artisti

 

 

Sessione IV (16 Luglio – 2 Agosto)

Continua la promozione del progetto di residenza artistica BoCs Art del Comune di Cosenza,  che si sviluppa nel complesso di architettura contemporanea voluto dal Sindaco Mario Occhiuto e curato, dall’aprile 2018, da Giacinto Di Pietrantonio che ha inteso chiamare l’intero ciclo delle residenze a lui affidato ‘La Città del Sole’, in omaggio alla visionarietà utopica di Tommaso Campanella all’interno della rigenerazione urbana di cui fa parte il progetto BoCs Art“.

 

Quella in corso (dal 16 luglio al 2 agosto 2018) è la seconda residenza firmata  Di Pietrantonio per la quale  lo stesso ha incaricato quattro curatori (Roberta Aureli, Simone Ciglia, Caterina Molteni, Alberta Romano).

Le scelte curatoriali si sono orientate verso la generazione artistica emergente in Italia e all’estero, nata fra la seconda metà degli anni Ottanta e i primi anni Novanta.

Note biografiche a cura di Carola Nicastro e Donata Bilotto

Sessione III (18 Giugno – 5 Luglio)

Cosenza nell’ispirazione di 22 artisti internazionali ospitati ai BoCs Art. Dopo la residenza sulla creatività congolese e quella sul teatro, ecco la partenza ufficiale del nuovo corso dei BoCs Art, firmato dal professore Giacinto Di Pietrantonio. I 22 artisti selezionati sono già fortemente inseriti nel tessuto urbano, a raccogliere svariati stimoli per la loro ispirazione. Visibilmente preparati sulla storia locale, molti sono attratti dai cori musicali, altri dalla ricerca del tesoro di Alarico (“che il sindaco Occhiuto ha veicolato per attrarre con ottimi risultati l’attenzione su Cosenza e i suoi progetti”), ed altri ancora, ad esempio, dai rituali tradizionali legati alla pratica del cosiddetto “affascino”.

 

Eccoli gli artisti, provenienti da diverse parti del mondo: Gabriele Di Matteo, Frederich Liver, Wang Hautian, Dragana Sapanjos, Marco Andrea Magni, Lucia Cristiani, Silvia Mariotti, Luigi Gaspare Marcone, Cleo Fariselli, Federico Chiari, Shigeru Saito, Ettore Basentini, Carlo Fei, David Reimondo, Corinna Gosmaro, Daniel Gonzalez, Luca Rossi, Giada Carnevale, Arcangelo Costanzo, Valentino Albini, Corrado Bove e Gianluca Malgieri.

Giampaolo Calabrese, dirigente alla Cultura:

Abbiamo cominciato la nuova curatela con la guida Di Pietrantonio con due residenze un po’ diverse ma che spiegano bene l’indirizzo che vogliamo seguire. Molti degli artisti congolesi che avevamo invitato erano stati bloccati alla frontiera per la guerra civile scoppiata in Congo. Questo dà il significato internazionale e sociale della strada che abbiamo intrapreso e che al suo centro ha proprio la mobilità. Cosenza tiene tantissimo a essere una città del sud con un suo progetto unico e di tali dimensioni. Oltre al concetto fondamentale di mobilità, quest’esperienza racchiude quello dell’ospitalità degli artisti ma soprattutto dello scambio, della contaminazione, del confronto: cosa l’artista apprende dalla città e viceversa. Il loro passaggio qui è una sorta di drone che viaggia sulla città e ne fa una lettura dall’alto. Le opere che custodiamo nel BoCs Museum ne sono la sintesi, racconto e materia. Per questi motivi il progetto realizzato dal sindaco Occhiuto si può considerare come una grande start-up”.

 

Giacinto di Pietrantonio, curatore amatissimo dagli artisti:

Un progetto unico nel suo genere che ci permette di fare un lavoro di qualità nell’arte. Ho cercato di strutturare questo nuovo corso pensando che le opere non debbano poi andare a dormire nei magazzini e a questo scopo coinvolgeremo i cittadini. Gli artisti ne sono entusiasti. Con loro mi sono confrontato a proposito del Museo diffuso da portare nelle abitazioni private come pure nei luoghi pubblici, nei bar eccetera. I cittadini interessati possono cominciare a proporsi fin d’ora, possono andare a trovare gli artisti nei BoCs Art per avviare una conoscenza. Dovranno garantire l’apertura delle loro case in determinati giorni come le giornate del Fai o la Notte dei musei, in sintesi diventeranno i curatori di queste opere”.

 

Nella visione progettuale di Di Pietrantonio ci sono poi la collaborazione con il Festival del fumetto, workshop e l’apertura alla multimedialità delle residenze: “inviterò anche dei curatori, facendo delle residenze miste, arriveranno alcuni scrittori, registi, e declineremo la residenza in modo diverso con la scrittura che si coniuga col visivo. Per l’anno prossimo, poi, sono in programma master class con studenti selezionati e provenienti da tutto il mondo.

 

Note biografiche a cura di Carola Nicastro

Note biografiche a cura di Donata Bilotto

Gli artisti

 

Sessione II (3-9 Giugno)

 

Ospite dei BoCs Art nella sessione dal 3 al 9 giugno 2018, la prima incentrata sul teatro, è la Compagnia “Cantiere Teatrale Flegreo”, in residenza artistica per le prove di Sogno di una notte di mezz’estate di William Shakespeare, presso il Teatro Rendano“.

 

Attori presso residenza BoCs Art

 

La pièce teatrale, tradotta da Massimiliano Palmese con la regia di Michele Schiano di Cola, andrà in scena in prima nazionale nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia 2018, diretto da Ruggero Cappuccio, al Teatro Bellini di Napoli il 13 e 14 giugno 2018.

La Compagnia è composta da: Luigi Bignone, Giuseppe Brunetti, Clio Cipolletta, Adriano Falivene, Rocco Giordano, Irene Grasso, Pako Ioffredo, Cecilia Lupoli, Nuvoletta Lucarelli, Davide Mazzella.

Gli interpreti sono professionisti delle differenti arti sceniche, provenienti per lo più da Napoli e dalla zona dei Campi Flegrei, selezionati tra i partecipanti ai laboratori seminariali avviati a Napoli nel 2017 dal Centro delle Arti della Scena e dell’Audiovisivo C.A.S.A. e dalle associazioni culturali Marina Commedia ed EnArt.  Sulla base del progetto TERZA GENERAZIONE (ideato e diretto da Pako Ioffredo, Demi Licata e Michele Schiano Di Cola), che si propone di creare un centro artistico e un movimento culturale nell’ex polo industriale di Pozzuoli recuperando la memoria e la tradizione, gli incontri sono stati condotti per approfondire alcuni capolavori di Shakespeare, generalmente poco indagato nell’Italia meridionale essendo questa realtà avvantaggiata dall’esistenza di una drammaturgia propria. Nati inizialmente come occasione di studio sul testo e non col fine di selezione, i laboratori hanno dato vita a un cast, che si prospetta di portare in scena anche altri grandi opere tra cui Romeo e Giulietta e La tempesta, attualmente impegnato nella fase finale prima del debutto di  Sogno di una notte di mezz’estate.

Così come ideata dal regista Schiano di Cola, la pièce mantiene la poetica teatrale e il verso di Shakespeare ma ripropone in chiave contemporanea il capolavoro classico, eliminando in primis gli abiti d’epoca. Lo spettacolo è, infatti, ambientato in un futuro distopico in cui predomina l’omologazione delle classi e le contraddizioni dell’uomo odierno, in perenne disequilibrio rispetto a se stesso e alla sua natura.

La partecipazione ai BoCs Art si è rivelata per gli artisti un’opportunità per dedicarsi completamente al lavoro e nello stesso tempo per creare un gruppo, un “corpo unico” capace di lavorare in sinergia grazie ai momenti di scambio e comunione, indispensabili per il mondo del teatro. L’ambiente ospitale della città ha, inoltre, stimolato l’ispirazione degli attori convinti che la Residenza artistica sia un’occasione utile per fare rete col tessuto artistico locale.

Grazie alla distribuzione di Roberto Roberto il Sogno sarà portato in tournée in Puglia a dicembre, ma prima sarò restituito alla città di Cosenza con una rappresentazione durante il Festival delle Invasioni/Confluenze il 13 luglio 2018.

Donata Bilotto

Sessione I (17-31 Maggio)

 

La prima residenza artistica a inaugurare il nuovo corso dei BoCs Art, dal 17 al 31 maggio 2018, ha visto protagonisti gli artisti del progetto “Vivere sulla soglia. Incontri congolesi”, nato dalla sinergia tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e quattro diversi atenei – Università della Calabria (coordinatore nazionale Rosario Giordano), Università degli Studi di Milano (coordinatrice Silvia Riva), Università degli Studi di Napoli L’Orientale (coordinatrice Flavia Aiello) e Università di Lubumbashi (coordinatore Donatien Dibwe Dia Mwembu) – col sostegno del Comune di Cosenza, che ha messo a disposizione le ormai celebri Residenze Artstiche.

 

Diciassette artisti congolesi a confronto, provenienti dal Congo RD, Sudafrica e vari Paesi europei (Olanda, Germania, Francia, Belgio, Italia), hanno creato opere e performance su temi chiave quali “mobilità”, “opportunità” e “riuscita”, facendo emergere la narrazione di molteplici vissuti e percorsi di soggettivazione, all’interno dei quali uomini e donne incrociano i reciproci tentativi di vivere come cittadini del mondo, immaginando nuovi spazi di modernità.

 

Gli artisti e le opere

a cura di Carola Nicastro

 

Alexandre Kyungu

Alexandre Kyungu vive e opera nella Repubblica Democratica del Congo.  Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Kinshasa.  Lavora presso la fondazione Kin Art Studio (Kas), nata nel 2010 al fine di favorire la creazione e la divulgazione dell’Arte Contemporanea. Le sue opere si basano su questioni relative allo spazio urbano, esplorando i paralleli tra la mappatura urbana e la scarificazione del corpo.  Il suo lavoro funziona come un “saggio cartografico”, nel quale cerca di costruire un mondo nuovo e globale, fondendo e giustapponendo le mappe di diverse città.  È un modo per lui di mettere in discussione la città e la sua mappatura, per cancellare i confini tra i popoli e dare alla luce un unico territorio nello spazio immaginario della sua opera.

Opera

Senza titolo

 

 

Androa Mindre Kolo

Androa Mindre Kolo è cresciuto a Kinshasa. Ha studiato presso la Kin Academy of Fine Arts e la Scuola Superiore delle Arti del Reno. La sua arte si sviluppa tra performance, installazioni, collage e disegni. Elabora con intuito i temi più attuali, contestualizzandoli  nello stile di vita delle popolazioni del continente africano, in particolare nel loro rapporto con mikili, il mondo in lingala. Androa è un “mikilist”: colui che ha visto il mondo, colui che ha viaggiato. La sua singolare immaginazione si esprime in modi diversi e gran parte del suo lavoro artistico è attraversato da un senso di alienazione dalla realtà.

Opera

Titolo: Hommage à mon père

L’opera è un omaggio al padre scomparso. L’artista legge questa separazione come un punto di “rinascita” per se stesso e la sua arte. Attraverso l’installazione, Androa cerca di far rivivere il padre con l’ausilio dell’immortalità dell’arte. La morte è un elemento ricorrente nelle opere dell’artista congolese, poiché elemento scatenante della sua poetica.

 

Erik Androa, Hommage à mon père

 

Arno Luzamba Bompere

Nato nel 1985 a Kinshasa, nello Zaire, l’attuale Repubblica Democratica del Congo,  Arno Luzamba Bompere si diploma nel 2009 in Comunicazione Visiva presso l’Accademia di Belle Arti di Kinshasa. Artista visivo, videoartista e cantante, la carriera di Arno Luzamba Bompere è inseparabile dalla questione dell’identità e dell’incontro dell’altro e dell’altrove. Il suo lavoro si articola su diverse scene del mondo in relazione alle notizie del quotidiano. Attualmente, vive e lavora a Strasburgo.

Opera

Titolo: Ligne 11

Nell’esperienza di Residenza presso i Bocs Art di Cosenza, l’artista inizia un nuovo percorso artistico legato al concetto di “Mobilità”. Il suo intento è quello di realizzare opere in “comunicazione” fra loro, in luoghi e tempi diversi. Nel dittico realizzato, l’artista riproduce le proprie impronte, come traccia e segno di se stesso in questo nuovo cammino: un percorso ricco di idee, significati e oggetti che sembrano affollarsi sulla tavola attraverso il simbolo dell’occhio. È attraverso lo sguardo che percepiamo infatti tutte le informazioni di questa continuità, del fluire nello spazio. Tema ricorrente nelle opere dell’artista è il Cervello come simbolo di connessione non solo celebrale.

 

 

Christian Botale

Christian Botale nasce a Kinshasa nel  1980.  Si forma presso l’Accademia di Belle Arti  e partecipa a numerose manifestazioni artistiche. Attualmente vive e lavora tra la città del Congo e Strasburgo dove ha la possibilità di confrontarsi e adoperarsi a stretto contatto con professionisti del settore.

Opera

Senza titolo

 

Christian Botale, Senza titolo

 

Christian Tundula

Christian Tundula è  un visual artist nato a Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo, dove ha studiato Arte presso l’Accademia di Belle Arti (ABA). Ha conseguito una seconda laurea presso l’Università di Strasburgo, in Alsazia: la seconda università più grande in Francia. Christian ha esposto le sue opere in giro per il mondo e attualmente lavora per l’Associazione Umanitaria Freedom Heroes, come Assistente del Coordinatore e volontario di Formazione. Aiuta i giovani di età compresa tra gli 11 e i 14 anni ad abbandonare la vita di strada di Kinshasa. Interagisce con loro  e li reintegra nelle loro famiglie, sostenendoli nel rientro a scuola. Christian ha sempre avuto un vivo interesse per le problematiche sociali,  sua fonte di costante ispirazione e passione, favorendo lo sviluppo, la creatività e l’indipendenza per il popolo africano.

Opera

Senza titolo

 

Christian Tundula

 

Christophe Ndabananiye

Christophe Ndabananiye nasce nel 1977 nella Repubblica Democratica del Congo. Dal 1991 al 1994 studia all’École d’Art de Nyundo in Ruanda e dal 2002 al College of Fine Arts di Saarbrücken, dove si diploma nel 2008.  Nel 2006 completa i suoi studi all’École Supérieure des Beaux-Arts de La Réunion. Il tema della tracce è al centro delle opere dell’artista. Tracce dal passato e ricordi vengono esaminati, riscoperti di volta in volta resi vivi e visibili nel presente.  Le tracce sono viste soprattutto nel contesto storico, per cui possono essere pensieri, idee, oggetti, sentimenti o esperienze concrete. Nella costante ricerca del passato Ndabananiye utilizza materiali e supporti diversi, dipinge principalmente con vernice per barche e acrilico, ma anche la foto e la videocamera sono lì come un compagno costante. Attualmente vive e lavora a Berlino.

Opera

Titolo: Karibu

L’artista utilizza gli elementi in carta come se fossero degli “zerbini” posizionandoli  accanto alle porte dei BoCs, catturando l’impronta e il passaggio degli artisti. Inizia lavorando con la pittura su carta, per poi passare al taglio della stessa. Il titolo dell’Opera “Karibu”, che nella sua lingua vuol dire “Benvenuto”, è un invito ad entrare e ad andare oltre la “soglia”.

 

 

Djo Bolankoko Belondjo e Yannick Luzuaki

Museografo, scenografo e architetto d’interni, Belondjo Bolankoko ottiene in Congo, una borsa di studio e si forma presso la Scuola di Arti Decorative a Strasburgo, dove, attualmente, vive e lavora. Originario della città di  Kinshasa, le sue origini e la sua doppia carriera sono la base del suo linguaggio che spesso rappresenta una trasposizione della realtà, una percezione multipla, con la quale il pubblico può interagire liberamente.

Pittore e costumista, Yannick Luzuaki nasce il 27 ottobre 1984 a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo . Consegue una Laurea in Arte Plastica e prosegue i suoi studi universitari presso l’Accademia di Belle Arti di Kinshasa, dove si laurea in Pittura. Arriva in Europa nel 2010 e si iscrive alla Scuola Superiore delle Arti del Reno a Strasburgo, dove ottiene il diploma nazionale di Espressione Plastica. Attualmente vive e lavora a Strasburgo.

Opera

Titolo: Window Urban Life

L’opera murale, a “quattro mani”, riprende l’arte pubblicitaria popolare Congolese. Raccontano le loro esperienze, in Congo come in Francia, fino ad arrivare a Cosenza e  ne fanno una sorta di libro della memoria procedendo come una classifica di immagini. La loro espressione artistica è un modo di osservare o anche di criticare le realtà che definiscono questi diversi confronti di se stessi con le società.

 

Djo Bolankoko e Yannick Luzuaki, Window Urban Life

 

Freddy Mutombo

Freddy Mutombo vive e lavora tra Bruxelles, Parigi e Kinshasa. Laureato alla Scuola superiore delle Arti del Reno di Strasburgo nel 2015, Freddy Mutombo si forma inizialmente all’Accademia di Belle Arti di Kinshasa, sua città natale. Nel 2005, è entrato a far parte del collettivo artistico Kois Eza Possibles composto da sei giovani artisti che hanno deciso di portare l’arte contemporanea nei quartieri della area metropolitana congolese. È interessato fin dall’inizio alle diverse forme dell’arte: fotografia, scenografia, pittura, installazione e performance. In particolare, produce diverse installazioni automobilistiche che sono esposte in Congo, Francia e Germania. Mutombo si sta gradualmente concentrando sulla fotografia.

Opera

Senza titolo

 

 

Luloloko

Luloloko nasce nel febbraio del 1975 a Kinshasa. Frequenta l’Accademia di Belle Arti e  studia l’arte pittorica, i generi, gli stili e i modi di essere che contraddistinguono i grandi artisti del passato. Nel 2000, grazie ad un concorso per artisti promosso dall’Ambasciata Italiana, si trasferisce a Firenze, portando con sé, la cultura e la  forza del popolo della Repubblica Democratica del Congo. L’influenza artistica italiana, altera la sua attività di semplice pittore su tela, abbracciando il campo della moda: la contaminazione degli stili rinascimentali esalta la sua eccentrica personalità e dopo anni a contatto diretto con Firenze, sviluppa una visione personale anche come stilista. Luloko continua quotidianamente le sue ricerche, sfociando in nuove forme di espressione artistica, mantenendo un forte legame con l’arte etnica, con un’anima dagli antichi richiami di racconti tribali.

Opera

Titolo: Apparition

L’opera è una composizione unica ed originale: le forme si mischiano al colore e prende anima una storia fatta di volti, di maschere, sagome.

 

 

Moke Fils

Jean Marie Odia Monsegwo, in arte Moke Fils, è nato nel 1968 a Kinshasa. Figlio maggiore del grande pittore congolese Moke, Moke Jr. adotta il nome e la poetica del padre, come eredità di un leader nella pittura popolare congolese. Aspirante pittore, da bambino trascorre gran parte delle sue giornate nel laboratorio del padre dove inizia a riprodurre le sue opere. Fu solo dopo gli studi in Pedagogia che decide di abbandonare la sua vocazione di insegnante per iniziare, accanto al padre, una nuova carriera artistica. Attraverso la caricatura, i suoi dipinti evocano la vita attuale di Kinshasa, caotica e colorata. Moke Fils è un esponente dell’arte di strada: descrivere lo scenario quotidiano della città congolese, raccontando anche i drammi e le difficoltà che caratterizzano il popolo africano.

Opera

Titolo: Le Seuil

Moke Fils appartiene all’Association of Popular Painters, nell’acronimo APPO, poiché tra i più grandi nomi dell’arte popolare Congolese. La quotidianità è la sua musa. L’opera, autobiografica, racconta del suo arrivo in Europa, delle difficoltà avute nell’integrarsi e del suo cambiamento artistico e sociale. Elemento ricorrente di questa nuova fase artistica sarà infatti la velocità della vita e la tecnologia, come nuovo mezzo di “contatto”. Il progetto si ispira alle mancate speranze, allo scoraggiamento che l’uomo subisce nel mutamento. Per la realizzazione dell’opera, l’artista congolese raccoglie elementi sul posto, studi e attenzioni sull’essere un emigrante a Cosenza. L’opera esprime lo sconforto del cambiamento (la morsa che stringe l’apparente calma della quotidianità) così come la riuscita socializzazione: l’uomo ha un posto sul mondo.

 

Moke Fils, Le Seuil

 

Patrixk Azari  Mekhar

Patrick Azari, in arte Mekhar, nasce a Kinshasa nel 1984. Disegnatore ma anche Regista, descrive, attraverso le arti, le problematiche del patrimonio culturale Congolese, il potenziale futuro della sua terra, ma soprattutto la mutata visione di essa, attraverso gli occhi di un sognatore.

Opera

Senza Titolo

Mekhar ricostruisce una porta, all’interno della quale, rappresenta rudimenti architettonici della città di Cosenza ed elementi riconducibili alla morte, ultima soglia da superare a cui nessuno sfugge. L’opera, un dittico in verticale, raffigura quindi il “passaggio”. Nella parte superiore dell’opera gli elementi della città di Cosenza, come ad esempio il Palazzo dei Bruzi e alcune statue del MAB, sono stati scelti come sinonimo di “nuova generazione urbana”, integrazione sociale e culturale.

 

 

Sapin Makengele

Nato nel 1980 a Kinshasa, Sapin Makengele  è un pittore popolare congolese autodidatta.  Nel suo lavoro dipinge e commenta spesso i mondi della vita sociale e politica dei Kinois.  Eppure gli argomenti che affronta non sono limitati alla Repubblica Democratica del Congo. Da quando ha esposto alla Biennale di Dakar per l’arte africana contemporanea nel 2006, il lavoro di Sapin ha viaggiato in tutto il mondo ed è stato presentato in diversi paesi, tra cui: Francia, Belgio, Germania, Austria, Stati Uniti, Canada, Congo-Brazzaville, Sud Africa e Paesi Bassi. Sapin ha collaborato con numerosi ricercatori della città di Kinshasa ed è stato coinvolto in diversi progetti che combinano arte e accademici, in particolare nel documentario storico ” Les Fantômes de Lovanium ” sulle rivolte studentesche del 1969-1971 a Kinshasa. Oltre all’arte, gli interessi di Sapin includono la storia e la musica congolesi.

Opera

Senza Titolo

L’opera, un autoritratto, esprime il concetto di Mobilità attraverso l’esperienza diretta dell’artista. La sua è una mobilità, infatti, “individuale”. In primo piano ritrae il suo braccio e la sua mano, che utilizza per dipingere e creare. I piedi, nella parte inferiore del dipinto, nei diversi colori, sono il suo spirito senza frontiera, il suo interfacciarsi alle altre culture e storie di vita.

 

 

Trèsor Matameso

Nato nel 1983 a Kinshasa, Trèsor Matameso, noto come Papa Divin, è uno scrittore, pittore, fumettista, attore e compositore congolese. Artista di talento, Papa Divin ha partecipato a numerosi corsi di formazione d’arte e laboratori di scrittura. Oggi è coordinatore del centro culturale “Les Bénis” di Kinshasa, avvicinando i giovani alla letteratura e alla pittura.

Opera

Titolo: La mobilite psychique 

L’artista, attraverso il disegno, racconta la “quasi autobiografica” storia di un espatriato che giunge nella città di Cosenza, interrogandosi sul suo stato d’animo e sul concetto di integrazione. L’opera nasce da una perfetto compimento dell’artista nella città di Cosenza, che nel suo periodo di permanenza entra in contratto con numerose realtà cittadine, prima fra tutte l’Hotel Centrale, occupato da associazioni e realtà che da sempre si occupano del tema dell’ospitalità e integrazione, accogliendo numerosi emigranti e senzatetto.