Sessione VIII (8 – 24 Novembre)

Una residenza di scrittori, registi, fotografi, artisti, per un novembre dedicato alle arti. L’edizione 2018 del progetto BoCs Art, con la curatela di Giacinto Di Pietrantonio, prosegue le attività con nuove idee sul mondo dell’arte. Dopo le tre residenze dedicate alle arti visive e le incursioni legate al teatro e al confronto con artisti congolesi, il villaggio artistico di Cosenza ospita una nuova residenza, co-curata con lo scrittore e artista Tommaso PincioProtagonista questa volta sarà la multidisciplinarietà con autori e talenti di provenienza differente”.

 

In questa sessione sono presenti: Violetta Bellocchio (scrittrice e critica letteraria) Caterina Carone (regista, sceneggiatrice, scrittrice e disegnatrice) Gianluigi Colin (artista, art director, critico d’arte cover editor de la lettura-Corriere della Sera) Damien De Lepeleire (artista multimediale) Francesco D’Isa (scrittore, artista, illustratore, musicologo e filosofo) Giorgio Falco (scrittore) Ibai Hernandorena (artista e scenografo cinematografico) Alessandro Imbriaco (artista, fotografo e reporter) Gabrielle Le Bayon (artista e filmaker) Francesca Montinaro (artista multimediale, designer e scenografa) Sarah Revoltella (artista, scrittrice e regista) Sabrina Ragucci (artista, fotografa e scrittrice), Tommaso Pincio (scrittore, artista e critico d’arte), Veronica Raimo (scrittrice, poetessa, drammaturga e sceneggiatrice).

Nomi che hanno la comune caratteristica poetica della trasversalità interdisciplinare con cui raccontano e presentano immagini del mondo. Una residenza multiforme dunque, che anima la città di Cosenza con conferenze, letture, dibattiti, performance.

Note biografiche

Violetta Bellocchio (Milano, 4 settembre 1977) è una scrittrice e critica letteraria. Esordisce nel 2009 con il romanzo Sono io che me ne vado (Mondadori, 2009) a cui seguono Il Corpo non dimentica (Mondadori, 2014) memoria, presente e sentire del corpo che entra e esce dalla dipendenza; Mi chiamo Sara, (Marsilio, 2017) e il recente La Festa nera (Chiarelettere, 2018), una distopia contemporanea. Scrive per le riviste «Rolling Stone», «IL», «Rivista Studio», «Wired», «Vanity Fair», «Internazionale». È docente della Scuola Holden di Torino. Nel 2013 fonda la rivista letteraria online Abbiamo le prove da cui è nata l’antologia Quello che hai amato (2015, Utet).

Caterina Carone (Ascoli Piceno, 20 giugno 1982) è una regista, sceneggiatrice e soggettista italiana. Ha iniziato la carriera come documentarista, ottenendo il Premio Solinas, il Premio per il Miglior Documentario Italiano al Torino Film Festival, e una nomination al David di Donatello. Ha poi scritto, diretto e sceneggiato la commedia Fräulein – Una fiaba d’inverno, con Christian De Sica e Lucia Mascino. Regista, si laurea nel 2004 in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Bologna. Dal 2004 al 2007 studia alla ZeLIG – Scuola di Documentario, Televisione e Nuovi Media di Bolzano, specializzazione: sviluppo del progetto, produzione e regia. Nel 2006 lavora come ricercatrice per il documentario “Malafemmina”. Nel 2007 è nella giuria del Premio Casa Rossa al Bellaria Film Festival. Tra i suoi lavori “Le Chiavi per il Paradiso” (2007, film di diploma presso la ZeLIG), “Polvere” (2006, documentario) e “Numero 5” (2005, documentario). Nel 2016 esce al cinema il suo primo lungometraggio di finzione “Fräulein – Una fiaba d’inverno”.

Gianluigi Colin (Pordenone, 1956; vive a Milano) nasce da una posizione esistenziale e professionale unica. Quella di chi da oltre tre decenni vive, con sensibilità d’artista, la professione di art director dentro il cuore dell’informazione italiana, il Corriere della Sera, influenzando l’identità del primo quotidiano d’Italia. Nel 2001 con l’allora direttore Ferruccio de Bortoli, il caporedattore cultura Antonio Troiano e al suo vice Piero Ratto, Colin ricrea l’inserto culturale La Lettura. Le copertine d’autore de La Lettura hanno stabilito un rapporto nuovo tra il mondo dell’informazione e quello dell’arte. Artista poliedrico ma rigoroso, Mitografie è la serie di opere esposta alla Fondazione Giorgio Marconi di Milano, mentre Sudari fa parte del ciclo recentemente esposti alla Triennale di Milano. Si tratta di opere in cui l’artista ci mette di fronte all’impiego estetico dell’informazione satura da cui siamo circondati.

Damien De Lepeleire (1965, Ixelles, vive a Bruxelles ) All’età di 21 Damien De Lepeleire vince il premio per la giovane pittura belga, divenendo anche il più giovane artista a vincere tale premio. È per questo considerato un pittore di sangue, anche se la sua opera è versatile, caratterizzandosi sia per l’impiego di tecniche e tecnologie diverse che di tematiche differenti. . Riflessioni sulla pittura e sulla scultura, come più recentemente la relazione con l’arte etnica sono al centro della sua ricerca. Tra l’altro Damien De Lepeleire ha dato un contributo importante alla mostra collettiva Beyond the Picturesque (SMAK Ghent, 2009 e Martha Herford, 2010). Nel 2011 De Lepeleire ha tenuto una mostra personale Good Dimensions in CC Mechelen.

Francesco D’Isa (Firenze 1980), artista fiorentino, fondatore del collettivo internazionale di artisti Pornsaints.org. Le sue opere sono state premiate in Italia e all’estero e sono esposte nelle gallerie d’arte di tutto il mondo. Dal 2010 affianca all’attività artistica quella di scrittore e giornalista. Attualmente collabora con il quotidiano online Il Post. Filosofo e artista visivo, dopo l’esordio con I. (Nottetempo, 2011) una narrazione critica da graphic novel, ha pubblicato romanzi come Anna (effequ 2014), Ultimo piano (Imprimatur 2015), La Stanza di Therese (Tunué, 2017) pamphlet privato e storia filosofica esistenziale e saggi per Hoepli e Newton Compton. Direttore editoriale dell’Indiscreto, scrive e disegna per varie riviste. Il suo lavoro è rappresentato in Italia dalla galleria MioMao di Perugia, specializzata in disegno e fumetto.

Giorgio Falco (Abbiategrasso, 30 novembre 1967) è uno scrittore il cui esordio letterario avviene con la raccolta di racconti Pausa Caffè edita da Sironi editore nel 2004. Il libro è finalista al Premio Chiara nel 2005. Segue, nel 2009, la raccolta L’ubicazione del bene, edita da Einaudi, in cui si narra dell’imperscrutabilità dell’esistenza, ricevendo ottimi riscontri di critica. Il libro vince il Premio Pisa nel 2009, è finalista al Premio Minerva nel 2009, al Premio Chiara e al Premio Bergamo nel 2010. Nel 2011 pubblica La compagnia del corpo, spaccato dell’animo umano torbido e molesto. Nel 2012 per Gfeltrinelli esce Se avessimo mangiato il corpo. Nel 2014 pubblica il romanzo La gemella H, edito da Einaudi, che narra della sopravvivenza dei totalitarismo nei nostri cuori che riceve ottimi riscontri critici, vincendo il Premio Mondello Opera Italiana e il SuperMondello, il Premio Volponi, il Premio Lo Straniero, il Premio Sila ’49, il Premio Alassio Centolibri – Un autore per l’Europa, ed è finalista al Premio Campiello, al Premio Comisso e al Premio Bergamo. Sempre nel 2014, con Sabrina Ragucci, pubblica Condominio Oltremare (L’orma editore) nella collana fuoriformato curata da Andrea Cortellessa. Nel 2015 esce per Laterza, nella collana Solaris, Sottofondo italiano. Nel 2017 pubblica Ipotesi di una sconfitta (Einaudi), con cui vince il Premio Pozzale Luigi Russo 2018.

Ibai Hernandorena (Saint-Jean-de Luz,1975, vive a Parigi). Artista e scenografo particolarmente interessato alla nozione di modernità, alle utopie da essa generate e le loro cadute attraverso i scoli. Utopie che nel corso del tempo collassano, si evolvono, o si rinnovano. Un approccio che gli permette di realizzare nel 2014 l’opera Promesse, un monumentale castello di carte con disegni di Jean Prouvé. Tra costruzione e decostruzione la sua opera appare appesa a un filo e può quindi cadere in ogni momento, un lavoro sui fantasmi degli edifici e della modernità. Allo stesso modo, la fotografia chiamata Glide presenta un edificio nel processo di distruzione. L’edificio, che rimane solo lo scheletro, sembra essere quello di un modello in cartone, fragile ed effimero come la nostra esistenza. Sue mostre si sono tenute in vari musei e istituzioni pubbliche eprivate come la Fondation Tapiés di Barcellona, Musée d’Art et d’Histoire – Saint-Denis Grand – Centre d’Art Image/Image – Orthez (installatione permanente), Carla – Centre d’Art Le Bel Ordinaire – Pau Utopies.

Alessandro Imbriaco (1980, Salerno) Ingegnere di formazione dal 2008 si trasferisce a Roma, dove lavora come fotografo interessato agli insediamenti urbani e ai differenti modi di abitare il suo lavoro è stato premiato più volte in varie mostre nazionali e internazionali. Dal 2007 al 2012 ha lavorato ad un progetto sull’abitare a Roma (TAZ Temporary Autonomous Zones) raccontando campi rom (Casilino 800, Metropoliz), occupazioni abitative (Campo Farnia, Regina Elena), e periferie urbane (Ottavia, Idroscalo, Ponte di Nona). Dal 2011 con Tommaso Bonaventura e Fabio Severolavora al progetto Corpi di Reato. Un’archeologia visiva dei fenomeni mafiosi nell’Italia contemporanea, esposto in diversi musei e gallerie in Italia e all’estero. Con Caterina Loffredo, architetto, ha ideato il progetto Forza Maggiore, un progetto collettivo e multidisciplinare sulla ricostruzione post-sisma in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Dal 2014 è docente all’Istituto Europeo di Design. Dal 2017 è membro del direttivo della SISF – Società Italiana per lo Studio della Fotografia – e fa parte dell’organizzazione di Passeggiate Fotografiche Romane, per cui cura, insieme a Chiara Capodici, la sezione del V Municipio di Roma. Nel 2017 ha svolto una residenza artistica alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Ha ricevuto diversi riconoscimenti per il suo lavoro: Premio Atlante Italiano – MAXXI (2007), Premio Canon (2008), World Press Photo (2010), Premio Pesaresi (2011), Premio Ponchielli (2012), European Publishers Award for Photography (2012). Viene selezionato nel 2011 per il Talent di Foam e per il Joop Swart Masterclass del World Press Photo. Nel 2014 e 2016 ha partecipato alla Biennale di Architettura di Venezia. Suoi lavori sono conservati dall’archivio della Biennale di Venezia, dal FOAM Photography Museum Amsterdam, dal MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma, dal museo Riso di Palermo e dal MUFOCO di Cinisello. Suoi libri sono stati pubblicati in Italia (Peliti), Inghilterra (Dewi Lewis), Francia (Actes Sud), Germania (Keher Verlag), Spagna (Blume).

Gabrielle Le Bayon (Parigi, 1981) È un’artista e regista il cui lavoro esplora la relazione tra il mito e la storia, il linguaggio e il territorio. Ha studiato al London College of Communication et Royal College of Art sempre a Londra. Suoi film sono stati mostrati in vari musei e festival tra cui MOCA Hiroshima JP; Visions du Réel film festival, Nyon CH; International Film Festival Oberhausen Seminar with LUX (UK) & Flaherty Seminar (US); W139, Amsterdam; ICA, London; MAMBA, Buenos Aires. Nel 2017 è stata in residenza presso la Fondazione Civitella Ranieri e selezionata èer il festival Loop Award di Barcellona. Suoi film sono rappresentati da 6×6 Project Londres e Videocloop Barcellona.

Francesca Montinaro ( 1965 Roma) È un’artista mutimediale, designer e scenografa, vive e lavora a Roma. Le sue installazioni sono state esposte in diverse location tra cui la Galleria Nazionale di Roma, il Macro di Roma, all’interno del Parlamento Italiano. L’artista ha prodotto installazioni che coinvolgono grandi numeri di persone, la matrice sociale è la partenza per ogni sua considerazione, ne consegue un diretto coinvolgimento con la realtà. Esamina i temi della manipolazione e della vanità ed a questo scopo utilizza vari media: video, disegno, assemblaggio, video installazioni e interattività. I suoi lavori hanno in comune una processualità lavorativa dedita all’ascolto e tesa ad agire da ponte tra osservatore e osservato. In particolare, negli ultimi anni ha esplorato i ruoli e i modelli di donna nei contesti della comunità e nelle differenze di genere, riconoscendo nelle donne di tutto il mondo quel seme dal quale può sbocciare una nuova e più matura coscienza collettiva. Perché uno sguardo al mondo delle donne è, in realtà, uno sguardo all’umanità intera. È stata docente di scenografia multimediale all’Accademia di Belle Arti di Roma e di Carrara; e allo IED di Roma. Formazione_ laurea in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Sue scenografie sono state prodotte per noti programmi televisivi della RAI e La 7, tra cui Invasioni Barbariche di Daria Bignardi, Festival di San Remo di Fabio Fazio, 2013, e il prossimo, 2019, condotto da Claudio Baglioni.

Tommaso Pincio, pseudonimo di Marco Colapietro (Roma, 1 maggio 1963), è uno scrittore. Il suo pseudonimo è l’italianizzazione del nome dello scrittore postmoderno statunitense Thomas Pynchon. Nel novembre del 2015 ha vinto il primo premio degli editori indipendenti SINBAD, della città di Bari, con il romanzo Panorana. Esordisce come romanziere nel 1997 con M. Successivamente pubblica Lo spazio sfinito (2000) e Un amore dell’altro mondo (2002), un libro che ha diviso la critica letteraria e con il quale l’autore ha acquistato una certa notorietà. Vi si narra la vita di Kurt Cobain, leader del gruppo rock Nirvana, attraverso lo sguardo di un suo amico immaginario. La ragazza che non era lei, pubblicato nel 2005, traccia un bilancio su ciò che è andato perduto e ciò che è rimasto dei sogni di amore e libertà degli anni Sessanta. È invece del 2006 Gli alieni, un’indagine su come l’ipotesi dell’esistenza di extraterrestri sia diventata uno dei grandi miti dell’era moderna. Di più recente pubblicazione sono le opere Cinacittà; Hotel a zero stelle (2011) saggio autobiografico di dialogo con alcuni grandi della letteratura; Pulp Roma (2012) incentrato sempre sulla città di Roma, il romanzo Panorama (2015) e la raccolta di saggi Scrissi d’arte (2015), Tommaso Pincio collabora alla rivista Rolling Stone alle pagine culturali di Repubblica e del Manifesto, occupandosi perlopiù di letteratura statunitense.

Sabrina Ragucci (1968, Benevento) È un’artista e scrittrice italiana che lavora, in prevalenza, sul libro d’artista, tra fotografia e letteratura. Ha esposto il suo lavoro in numerose mostre monografiche e collettive in Italia e all’estero. Nel 2011 è tra gli artisti del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia con Italian East Coast. Tra le mostre più recenti, Facing the camera, ICI New York (2018), Red Desert Now, L’eredità di Antonioni nella fotografia italiana (2017), esposto al SK Stiftung Kultur Köln, di Colonia. Nel 2016 partecipa all’antologia Con gli occhi aperti (Exorma); scrive ed espone I racconti del Pilastro (Bologna, 2016); 30 novembre, con Giorgio Falco al Festival Internazionale di Fotografia, (Roma 2015); Scarti, Università di Venezia, Villa Brandolini (Venezia e Pieve di Soligo, 2015); Condominio Oltremare, Biennale di Architettura (Venezia, 2014), Sabrina Ragucci/Giorgio Falco – The Collared Dove Sound, 2012, Micamera, Milano; Italian East Co(a)st, 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia (2011). Nel 2012, con Giorgio Falco, ha pubblicato The Collared Dove Sound e nel 2014 Condominio Oltremare (L’orma). Collabora con il Manifesto, alfabeta2, Doppiozero, Le parole e le cose. Ha insegnato all’Università di Venezia, Iuav. È docente di Storia e teoria della fotografia al Cfp Bauer (Milano) e, assieme a Giorgio Falco, dal 2015 conduce un seminario nel programma Arti visive e studi curatoriali, presso Naba (Milano). È docente, tra scrittura e immagine, presso la scuola di scrittura Belleville (Milano). È in procinto di pubblicare il suo primo romanzo.

Sarah Revoltella, (Ginevra, 1971, vive a Padova) oltre che scrittrice è artista e regista. Nel 2017 durante la Biennale di Venezia ha realizzato “Io combatto”, una performance internazionale sul disarmo. Ha scritto e diretto il lungometraggio “Il cerchio rotto”, tratto da un racconto di cui è autrice. Nel 2014 ha scritto e diretto la pièce “La gabbia”, sul tema della dipendenza dalla paura. Nel 2011 ha esposto alla Biennale d’Arte di Venezia l’installazione “Polarizzazione”, che investiga i nuclei familiari non tradizionali. Sempre nel 2011 ha esposto al Civico Museo Revoltella di Trieste l’installazione “Traduzione”, tratta da un suo racconto. Nel 2006 ha girato il cortometraggio storico “8 Febbraio”. Tra le sue pubblicazioni: “Macedonia” (Edizioni Zel), “La rivolta dei Mulini” (2002, Rivista Frigidaire), “La Musica in Morte a Venezia di Luchino Visconti” (2002, Rivista La Valle dell’Eden), La trama musicale in Ludwig (2001, Rivista Bianco e Nero), “Il cerchio rotto” (2001, ed. Land Italia).

Veronica Raimo (Roma, 1978) è una scrittrice, traduttrice e sceneggiatrice italiana. Nata a Roma, nel 1978 e laureata in Lettere con una tesi sul cinema della Germania divisa, ha vissuto a Berlino lavorando come ricercatrice. Traduttrice dall’inglese per diverse case editrici, ha esordito nella narrativa nel 2007 con il romanzo Il dolore secondo Matteo (Minimum fax, 2007) storia di un menage erotico esistenziale al quale hanno fatto seguito altri due romanzi oltre a racconti pubblicati in riviste e antologie, tra cui Tutte le feste di domani (Rizzoli, 2013) fantastico romanzo d’amore e tradimento, e Miden (Mondadori, 2018) primo romanzo distopico del post-MeToo . Sorella Ha co-sceneggiato nel 2012 il film Bella addormentata di Marco Bellocchio ricevendo una nomination nel 2013 ai Nastri d’argento. Suoi articoli e recensioni sono apparsi su vari periodici e quotidiani come Rolling Stone, Repubblica il Manifesto, Il Corriere della sera, Amica.

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